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TORRI COSTIERE E MASSERIE FORTIFICATE IN PUGLIA

[ 27/07/2007 10:47 ]

TOURS - L’idea era quella di costruire in ogni parte di costa, quasi in ogni approdo una torre. Oggi, davanti a queste opere, ripensiamo alla vita degli uomini che le eressero, sempre minacciati dai pirati turchi, esposti a mille scorrerie, con una difesa quasi esclusivamente statica e passiva. Su di esse il capitano terriero era intento a scrutare giorno e notte il mare per dare l’allarme nell’entroterra: tranquillo durante le mareggiate, pensieroso ed impaurito negli altri giorni. All’occorrenza “dovea fare foco e sparare li mortaretti” mentre i cavallari, sentinelle a cavallo, andavano nei campi ad avvertite gli uomini. Talvolta, il naufragio di qualche mercantile, per l’aiuto ricevuto, ricambiava con i tesori della sua stiva; ancora oggi si narra delle ricchezze accumulate in questo modo dai proprietari della Torre delle Orte di Otranto; della “befana” arrivata durante la guerra a Gallipoli sotto forma di un mercantile inglese che trasportava dolci e giocattoli; del tesoro di Castro fatto di gioielli e monili. Accanto ad essi si contrappongono episodi significativi di secolare terrore: il sacco di Otranto, la vergine di Castro, la presa di Bari, la distruzione di Brindisi; gli assedi erano frequenti, potevano durare giorni o ettimane e non sempre arrivavano i soccorsi. Quella delle coste pugliesi è una storia così lunga che porterebbe via tutta una vita per raccontarla. Il fascino di queste torri è anche questo, ma non solo. Le coste erano malsicure, ma nell’entroterra la minaccia era duplice. La masseria era il luogo in cui si accumulavano immense ricchezze e costituiva il bersaglio preferito sia dai pirati musulmani, che dai briganti locali, i quali praticavano diffusamente l’abigeato (approfittando dei frequenti vuoti di potere che lasciavano indifesa la popolazione). Così fu adottato un sistema analogo, ognuna di queste costruzioni possedeva una torre ed attorno ad essa nasceva una masseria, ma non come una semplice somma di volumi, bensì secondo un ordine progettuale attento ad entrambe le esigenze: la difesa e la convivenza della piccola comunità autosufficiente.
Quella delle masserie di Puglia è una delle pagine gloriose della nostra storia. Lo sviluppo dei volumi seguiva schemi diversi, secondo le esigenze di allevatori o coltivatori, ma il cuore della costruzione restava sempre lei, la torre, luogo deputato a costruire la produzione e le ricchezze di tutti, unica struttura da cui poter ricavare qualche alloggio più confortevole. Osservando le masserie pugliesi si notano i tratti distintivi di una vita dura e produttiva. Caditoie e feritoie, alloggiamenti per armi, scarpature, ardite soluzioni architettoniche create seguendo i dettami della difesa contro gli attacchi con armi da fuoco. All’interno, cinto da mura, anche il “giardino per il comodo del massaro” che conteneva una complessa serie di alberi da frutto in grado di dare sostentamento per tutto l’anno. Immense ricchezze, grande lavoro e continua paura hanno caratterizzato queste strutture. Ma la loro diffusione fu l’ossatura che permise uno sviluppo armonico del territorio, fornì l’ostinazione necessaria alle “formiche di Puglia” per non abbandonare i campi fino all’avvento delle grandi bonifiche che giunsero solo tra Otto e Novecento. Le masserie sono state per secoli la casa di veri e propri eroi capaci di lavorare la dura terra affrontando la malaria ed i briganti, i pirati e la siccità.

Elio Paiano

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