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FALCHI E FALCONERIA DAL MEDIOEVO AD OGGI

[ 29/01/2008 12:14 ]

ITINERARI - L’antichissima pratica della falconeria, diffusa in tutto l’Oriente, giunse nel Mediterraneo con i romani. Tuttavia, nel medioevo, la pratica era più frequente nella parte orientale del Mediterraneo. ciò fino a quando il puer apuliae Federico II non si appassionò a questa antica arte. Fu una folgorazione che permise all’Occidente di riavvicinarsi alla natura, alla falconeria ed all’ornitologia. La vivacità intellettuale dell’imperatore, infatti, lo portò a consultare tutto ciò che all’epoca era disponibile sull’argomento. Uomo fine, colto, pratico, si avvicinò all’argomento con metodo scientifico, classificando numerosissime specie (ben prima dell’opera, celebre, del Linneus). Basti pensare che il "De arte venadi cum avibus" contiene oltre 500 miniature, classifica centinaia di volatili, è frutto di consultazioni di testi e di esperti, oltre che dell’osservazione scientifica in natura degli animali. Basti pensare che lo stesso Federico II si rese conto dei limiti scientifici dell’opera aristotelica: “Nello scrivere abbiamo anche seguito Aristotele, quando ciò appariva necessario. In alcuni punti, tuttavia, siamo dell’opinione, sulla base delle esperienze da Noi condotte, che, per quanto concerne la natura di determinati uccelli, egli si sia allontanato dalla verità. Pertanto non in tutto concordiamo con il Principe dei filosofi giacché mai o solamente di rado egli si dedicò all’aucupio, a differenza di Noi che l’abbiamo sempre amato e praticato”. Insomma, non solo fu un appassionato falconiere ma, attraverso la sua passione, consegnò all’umanità un importante testo scientifico. Se in tutto il mondo si usa il cappuccio, ad sempio, per calmare durante gli addestramenti i falchi, lo si deve proprio a Federico II che lo introdusse, copiandolo dagli arabi, al posto della primitiva pratica europea di cucire le palpebre dei rapaci. Le osservazioni lo portarono in luoghi magnifici di Puglia. A San Lorenzo Carmignano, in località Pantano, presso il Bosco dell’Incoronata, realizzò una residenza piena di giardini, fontane, giochi d’acqua ed un “vivarium” un vero e proprio giardino zoologico in cui convivevano diverse specie di volatili e felini. L’Imperatore ne osservava l’etologia che poi descrisse nel suo trattato, ma non mancavano le osservazioni in natura in luoghi impervi e stupendi. L’Imperatore frequentava le Saline di Margherita di Savoia, nel luogo in cui, ancora oggi, l’avifauna migratoria si affaccia sempre, attraversava i boschi che da Martina Franca conducevano verso le Gravine dell’arco ionico, istituì una riserva di caccia presso i Laghi Alimini, attraversò più volte la Foresta Umbra. Insomma, gli infiniti angoli di Puglia che ancora oggi permettono di sognare erano i suoi luoghi d’osservazione. E' facile ripercorrerne le tracce, magari osservando alcune delle meravigliose riproduzioni del codice conservato nella Biblioteca Vaticana. Un regione rimasta terra di falconieri. Certo, le regole da seguire sono rigidissime, ed è sicuramente difficile immaginare la caccia con tale sistema. Ma l’apporto della falconeria è ancora prezioso per quel che riguarda l’allontanamento di volatili infestanti, in grado di danneggiare monumenti, oppure di mettere in pericolo la sicurezza dei voli. Le leggi prescrivono che i rapaci non devono essere presi in natura, ma tutti rigorosamente riprodotti in cattività. Ma, ancora ai nostri giorni, i falchi da caccia tornano al loro addestratore posandosi sul grande guanto di cuoio. Si distinguono in falchi d’alto volo (il falco pellegrino, il girifalco, il lanario, il gheppio, il sacro, ecc.) e da basso volo (l’aquila, l’astore, lo sparviero e la poiana). I falconi partono dal pugno del falconiere e volano in alto fino a raggiungere una certa altezza da dove seguono il falconiere, ed eventualmente il cane, alla ricerca delle prede sulle quali piombano in picchiate ad altissima velocità: talvolta è sufficiente l’urto con lo sterno o con le zampe per abbattere la preda. Sono i falchi più spettacolari di tutti, ma devono essere fatti volare in un territorio opportuno, possibilmente ampio ed aperto, da un falconiere esperto.

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